domenica 1 marzo 2015

0. IL LUNGO VOLO

Viaggio con AirFrance.Prima da Venezia a Parigi, sostanzialmente il fascino della laguna, l’ossario del Monte Grappa mimetico nella neve e la maestosità delle Alpi. 
Poi scalo a Parigi e dritto fino ad Osaka. Partenza 13.35. Arrivo 1.15 ora Italia, 9.15 ore Giappone. 
Vedo film e guardo dal finestrino. Non dormo. All’inizio l’aereo sorvola il Belgio, l’Olanda, il Nord della Germania e poi si getta nel Mar Baltico. 
Vedo quelli che mi sembrano i lunghi lidi della Curlandia. Profili che avevo studiato nelle mie sessioni di “Autismo e Google Maps”. Poi nuvole e nuvole per un po’. Fino agli Urali. 
Ormai è buio anche se sono passate poche ore. 
Sono curioso perché voglio vedere com’è la Siberia e non sono affatto deluso. Dall’aereo si vedono chiazze di neve, alcuni grossi centri molto distanti tra loro piste lunghe e diritte come battute nella neve, si incrociano e continuano dritte a perdita d’occhio. Sono le piste che ho visto nel documentario Overland? Sarebbe veramente una figata. Poi il bassopiano occidentale Siberiano (così lo chiama il programma stile google earth incorporato nello schienale del sedile) diventa più disabitato. 
I centri diventano più piccoli, e molto sparsi, ma sono sicuro che si tratta di impianti con annessi villaggi dormitorio, tipo impianti estrattivi o simili. All’orizzonte si stagliano occhi di Mordor e monti Fato infuocati. Le fiamme gigante della combustione fossile si distinguono anche da 10000 metri. Poi quando finisce il bassopiano e iniziano i rilievi siberiani, e l’unico protagonista dovrebbe essere il lago Baykal, tutto diventa buio e nuvoloso e si vede solo qualche fiume tortuoso ghiacciato. Poi le nuvole vanno via e intuisco che l’aereo sta passando sopra un luogo sereno ma completamente disabitato. Il confronto con il Google Earth da sedile mi suggerisce che si tratta del deserto di Gobi, cavolo quello dei Dinosauri. Attendo con ansia che ricominci la civiltà. 
I primi segni sono delle luci sulle colline, siamo in Cina, sono centri abitati ma la forma delle strade li fa sembrare giganteschi ideogrammi, geoglifi luminosi notturni, le luci si addensano e, mentre l’aurora si avvicina e alle cuffiette sta passando una a priori inadatta “ The best of Morricone-Il buono il brutto il cattivo”, mi si staglia davanti l’immagine più bella del viaggio, una città che si estende a vista d’occhio con enormi strade al posto delle vene, grandissima e bellissima, è Pechino e mentre il sole comincia a salire l’aereo si dirige verso il Sol Levante, appunto, mentre dalla costa cinese una processione lunghissima, chilometri e chilometri di grandi navi mercantili, accompagna la rotta dell’aereo. Sulla fiancata del mio aereo c'è un leone di Venezia (questo lo immagino) che un agguerrito Flavio Tosi ha piazzato in modo che i coreani del nord,
vedendo passare il mio volo, capiscano chi comanda nella lega in Veneto.



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